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Il Morser 60cm Gerat 040 "Karl" è il più pesante semovente cingolato d'artiglieria mai impiegato. Le sue granate, del peso di 2200 kg, erano in grado di far breccia anche nelle più robuste fortificazioni in cemento armato. Nonstante il "Karl" Morser potesse muoversi da solo malgrado le sue 120 tonnellate, era necessario rimuoverne diverse parti per renderlo trasportabile su lunghe distanze, consentendogli di varcare i vari ponti su fiumi e ruscelli. Fu previsto di distruggere ogni ponte normale per ricostruire ponti provvisori per il passaggio del Morser. Le parti smontate venivano trasportate su rimorchi bassi Culemeyer multiasse, rimorchiati da semicingolati Sd Kfz 8 e 9. Per accelerare il trasporto su lunghi tratti nel 1939 si cominciò a lavorare al progetto di un mezzo di trasporto ferroviario (Eisenbahnverlastung). Considerato il peso del mezzo, si scelsero dei vagoni speciali a cinque assi, dotati di braccia azionate da pistoni telescopici idraulici. La costruzione dei vagoni fu affidata alla Linke Hoffman di Breslau, che seguì le direttive del progetto Rh-b. Durante il trasporto il Morser era appeso alle due braccia. La culatta era posta orizzontalmente e il più all'indietro possibile, bloccata da un apposito meccanismo. Le braccia dei vagoni consentivano operazioni di carico e di scarico agevoli e senza urti. Il Morser così trasportato corrispondeva al profilo I. Quindi i due vagoni viaggiavano senza il mortaio, venivano collegati fra loro da una sbarra di rimorchio e le braccia erano agganciate l'una all'altra. Per le operazioni di montaggio, si adoperava una gru da 7 tonnellate o spesso anche la gru del Panzer portamunizioni.

(testo di Fabien Descamps, tratto da Military Armor - International M. A. Editions - France)

 

Il Morser 60cm Gerat 040 "Karl" in scala 1:35 di Michele Scattoli - Foto di Roberto Pugiotto

 

 

Eisenbahnverlastung fur Gerat 040 in scala 1:35 di Michele Scattoli - Foto di Roberto Pugiotto

 

Convoglio per trasporto carri, gru, e torre idrica in scala 1:35 di Michele Scattoli - Foto di Roberto Pugiotto

 

 

 

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